Storia e cultura

Bardonecchia: Cenni Storici

Nel corso dei secoli Bardonecchia ha seguito la storia dell’Alta Valle di Susa, ma il fatto di trovarsi in una conca chiusa lontana dalle grandi vie di comunicazione (se si escludono le due mulattiere del Colle della Scala e del Colle della Rho) ha reso la cittadina relativamente “indipendente”, come si leggeva sotto lo stemma comunale “Seigneur de soi- meme”.
L’origine del nome Bardonecchia è incerta, una interpretazione meno poetica, ma più vicina alla realtà, fa derivare il nome da “Bardot” o “Bard” che in francese significano rispettivamente muletto e sella, nel ricordo del commercio che si svolgeva con i muli tra la nostra valle e le vicine valli francesi.
Secondo le ricostruzioni più accreditate al tempo della conquista romana, Bardonecchia faceva parte con tutta l’Alta Valle di Susa del regno di re Cozio ed era abitata dai Belaci uno dei 14 popoli ricordati nell’iscrizione posta sopra il fregio dell’Arco di Augusto a Susa.

Verso l’anno mille i saraceni venivano scacciati dalla Valle ad opera di nobili che si sarebbero stabiliti in seguito nella zona, tra questi anche i visconti di De Bardonneche contemporanei di Umberto Biancamano fondatore della dinastia dei Savoia.
Dopo l’epoca feudale verso il XIV secolo si formavano gli “Escarton” gruppi di comuni che si federavano per riscuotere le imposte per poi ripartirle.
La famiglia degli Albon consolidato il proprio patrimonio nel Brianzonese mirava ad estenderlo anche in Valsusa, solo il potere sabaudo riusciva a fermare l’avanzata degli Albon verso Torino.  L’Alta Valle rimaneva saldamente in mano a questi ultimi, che avevano assunto il nome di Delfini, fino al 1349 quando Umberto II cedeva all’erede al trono di Francia i propri territori.
Con il Trattato di Utrecht del 1713 il Duca Vittorio Amedeo II  riotteneva dalla Francia i territori occupati in Savoia, l’Alta Val Susa e la Val Chisone che si riunivano al Piemonte dopo secoli di dominazione francese. Il Duca assumeva il titolo di re di Sicilia e successivamente  re di Sardegna.

Nel 1784 nasceva a Bardonecchia Giuseppe Francesco Medail la cui intuizione sul Traforo Ferroviario del Frejus avrebbe, circa un secolo dopo nel 1871, cambiato la vita e la storia della nostra conca.galleria frejus
L’abitato di Bardonecchia con il passaggio della linea ferroviaria si ampliò, sorsero i primi alberghi e la nostra conca venne lentamente affermandosi come centro di villeggiatura estiva ed invernale.  All’inizio del ‘900 con la diffusione dello sci Bardonecchia divenne tra le prime stazioni in cui si praticava il nuovo sport.
Nel 1908 veniva fondato lo Ski Club Bardonecchia, uno tra i più antichi d’Italia e nel 1910 due fratelli norvegesi Harald e Trigwe Smith saltavano dal Trampolino nella località che oggi da loro prende il nome “Campo Smith”.
Alcuni dei primi alberghi sorti a Bardonecchia ebbero l’onore di  ospitare grandi personaggi come il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti assiduo frequentatore della nostra località dal 1903 al 1926, mentre il Principe Umberto di Savoia fu ospite dell’hotel Sommeiller e dell’albergo Savoia edificato nel 1925.

Gli anni trenta videro la costruzione di grandi impianti sportivi quali lo Stadio Littorio per il ghiaccio,  la slittovia Colomion e di edifici pubblici come la Colona IX Maggio (ex colonia Medail).
Oggi una moderna autostrada e la linea ferroviaria internazionale fanno di Bardonecchia una delle località turistiche di montagna più facilmente accessibili dell’intero arco alpino. Visitando il Borgovecchio spiccano i due campanili della maestosa Parrocchiale di Sant’Ippolito, accanto è situato il Museo Civico con una raccolta di oggetti dell’antica tradizione contadina e montanara. Nelle borgate di Bardonecchia si scopre che la bellezza naturale si accompagna a quella della storia. Girando di frazione in frazione si possono ammirare gli affreschi medievali di Notre Dame du Coignet a Les Arnauds e di San Sisto a Pian del Colle, il tipico retable in legno dell’altare maggiore e  le decorazioni a ghirlande di fiori e frutti nella parrocchiale di Sant’Antonio Abate a Melezet, il Museo di Arte Sacra nella Cappella del Carmine a Melezet.
La Scuola di Intaglio del Melezet continua ancora oggi le antiche tecniche di lavorazione e decorazione del legno.
Nella suggestiva frazione di Rochemolles di grande importanza è la secolare Chiesa di San Pietro dove all’interno si possono ammirare due splendide opere di carpenteria lignea: il soffitto a cassettoni e la cantoria.

L’uomo e la sua valle
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Una comunità di frontiera, una cultura alpina con profonde radici che si estendono anche al di là dell’attuale linea di confine. Naturale via di transito verso la Francia, la pianura del Rodano e l’Europa, percorsa dalla preistoria all’ 800 da eserciti, pellegrini, viaggiatori, artisti e mercanti, la Valle di Susa ha visto scorrere tutta la sua storia proprio attorno alle sue strade, ai suoi valichi, ai colli maggiori o minori, facili o impervi, che superano le sue montagne.
Poi le locomotive a vapore hanno attraversato il traforo delle Alpi creando uno stabile e comodo collegamento tra città e montagna. Oggi una moderna autostrada e la linea ferroviaria internazionale percorsa da treni veloci (TGV ed ETR), i due tunnel autostradale e ferroviario, fanno dell’Alta Valle Susa la valle più facilmente accessibile dell’intero arco alpino.
L’uomo ha vissuto in questa valle, ha modificato questa terra a volte dura e difficile e si è lasciato modificare lui stesso adattandosi a trasformazioni socioeconomiche di cui è stato a volte protagonista, altre soggetto passivo: ieri contadino ed allevatore, ha strappato alla montagna e alle brevi stagioni quanto gli era necessario per sopravvivere; oggi operatore turistico e professionista della montagna ha acquisito professionalità specifiche per accogliere, nel suo ambiente, il gran numero di turisti che frequenta l’Alta Valle Susa.
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