Sentiero del Borgo

Un “sentiero”: uno spazio da percorrere per osservare, ascoltare, conoscere… Un “borgo”: un agglomerato di edifici e di persone che condividono ambiente, momenti di vita quotidiana, storia…

Una passeggiata nel “Borgovecchio” di Bardonecchia” alla ricerca degli angoli meno noti e meno rumorosi, rivela tesori inattesi e sorprendenti: elementi che parlano di storia e di cultura.

TAPPA N° 1

Piazza De Gasperi ed antico frantoio.

Sul lato destro della piazza, arrivando da via Medail, prima del ponte che attraversa il torrente Fréjus, è collocata la pietra di un antico frantoio; esso veniva usato nel mulino per svolgere varie operazioni: sfibrare la canapa e predisporla alla lavorazione, produrre olio, sia dai semi della stessa canapa sia da quelli della susine selvatiche (il “prunus brigantiaca”, il cui nome deriva da Briançon), denominate nel patois locale “marmotte”. Lo sfruttamento di questi vegetali era particolarmente importante, in una zona dove la produzione di olio non poteva utilizzare altre risorse.

TAPPA n° 2

Piazza Suspize

Carlo Suspize fu notaio e per vari anni segretario comunale a Bardonecchia. Fu legato da profonda amicizia con Giovanni Giolitti, assiduo frequentatore della cittadina nei primi decenni del Novecento.

Al centro della piazza rimane un albero: un pero vecchio di circa 300 anni (ora segnalato alla Regione Piemonte per il censimento e la tutela degli “Alberi monumentali”).

Lasciandosi alle spalle piazza Suspize, si sale verso il Borgovecchio, nella via dedicata a Giolitti. Il primo edificio a destra è casa Allemand: sono da osservare la sua antica meridiana, con il motto “coelum regula mea” (il Cielo è la mia regola”) e la  bifora con la colonnina centrale in marmo.

TAPPA N° 3

Piazza Luigi Francesco Des Ambrois

Nato ad Oulx nel 1807, il Des Ambrois fu Ministro degli Interni e dei Lavori pubblici nel regno di Sardegna (1844 – 1848); successivamente senatore e Presidente del Consiglio di Stato. Rifiutò la carica di Primo Ministro offertagli da re Vittorio Emanuele II (ruolo che sarebbe poi stato affidato a Massimo D’Azeglio). Promosse la costruzione delle linee ferroviarie Torino –Genova ed Alessandria – Lago Maggiore; portò avanti il progetto relativo al Traforo ferroviario del Fréjus, già presentato in precedenza da Francesco Medail.

È ricordato anche come primo storico di Bardonecchia per la pubblicazione, nel 1871, del testo “Notice sur Bardonnèche”, che invitiamo a consultare presso la locale Biblioteca Comunale di Viale Bramafan.

L’itinerario continua risalendo  via Cavour.

TAPPA N° 4

Casa Ambrois e la “forgia”

Dopo aver svoltato a destra in via Herbarel, ed alla sinistra percorrendo questa strada, si trova un vecchio edificio, da osservare in particolare per la sua meridiana: essa riporta l’iscrizione, in parte sbiadita, “Vulnerant omnes, ultima necat” (“Tutte le ore feriscono, l’ultima uccide”); era infatti consuetudine abbinare all’indicazione del passare del tempo un motto di tipo morale, che spesso incoraggiava alla preghiera ed al lavoro. La realizzazione di una meridiana sulle case delle famiglie di rango era, nel passato, una manifestazione di prestigio.

Proseguendo, sempre a sinistra, si trova una casetta rossa, un tempo adibita a “forgia”: una struttura artigianale anch’essa, come i mulini, indispensabile alla comunità. Qui si fabbricavano oggetti ed attrezzi in ferro “dolce” (un insieme di ferri vecchi riportati ad alta temperatura per poi essere rielaborati) e si producevano oggetti necessari alla vita di tutti i giorni, come aratri, zappe, chiavi, oppure veniva utilizzato il ferro norvegese (sbarre tagliate a misura per realizzare i ferri per i muli ed i cavalli): quest’ultimo era sicuramente più facile e più veloce da modellare. Dalla primavera fino alla metà dell’estate vi lavorava anche un maniscalco, che ferrava o aggiustava i ferri per circa una quarantina di muli e riparava gli oggetti rotti o rovinati. L’ultimo maniscalco di Bardonecchia è stato attivo ancora fino al 1985, proprio nella piccola e vecchia costruzione situata a sinistra dell’antica forgia. Il toponimo “Furìë” significa, appunto, “fabbri”.

TAPPA N° 5

Località “Ciambìë” e cappella Madonna delle Grazie

In passato questa zona era adibita alla coltivazione della canapa (“ciambìë”): la fibra ricavata dal fusto di questa pianta, attraverso una serie di lavorazioni, era destinata alla tessitura, per la realizzazione di lenzuola e di indumenti. Negli stessi luoghi, in prossimità del torrente, si raccoglievano rami di salice (“Salix Alba” o “Salix Viminalis”), che venivano lavorati e quindi intrecciati per la fabbricazione di cesti.

La Cappella della Madonna delle grazie reca sulla facciata la data 1712 (il campanile fu rinnovato nel 1985): si tratta di una delle tante costruzioni religiose nate con la diffusione del culto mariano, che fu promosso dalla Chiesa per rilanciare il Cattolicesimo in seguito agli anni delle guerre di religione fra Protestanti e Cattolici.

TAPPA N° 6

Tur d’Amun

A monte del centro storico, si tratta di ciò che rimane dell’antico castello dei Signori di Bardonecchia. La Torre è anche ricordata dagli storici come teatro di un sanguinoso episodio delle guerre di religione, quando, nel 1562, guidati dal capitano La Cazette, i Cattolici appiccarono il fuoco all’edificio dove si erano rifugiati i 125 Protestanti superstiti alla battaglia. Il castello fu ricostruito, ma lasciato poi all’abbandono nei secoli successivi. Recentemente esso è stato oggetto di un primo restauro, nell’ambito del progetto per la creazione di un parco archeologico “castello Delfinale – Tour d’Amount” sull’area acquistata dal  Comune ai proprietari privati.

TAPPA N° 7

Vicolo del Castello

Questa denominazione è ovviamente legata alle strutture fortificate della famiglia dei Signori di Bardonecchia, la famiglia De Bardonnèche. La fine del potere di questa casata avvenne quando, negli anni 1330 – 1335, essa dovette definitivamente sottomettersi al dominio dei Delfini, pur dopo varie lotte per il mantenimento dell’autonomia e dopo la drammatica morte del suo ultimo rappresentante di rilievo, François de Bardonnèche.

TAPPA N° 8

Casa Clovis Ambrois

Da osservare anch’essa per la meridiana, destinata non solo a fornire l’ora, ma soprattutto ad indicare il livello di benessere della famiglia: uno “status symbol”, si direbbe oggi. Solo le famiglie più ricche, infatti, potevano commissionare lavori, soprattutto di tipo pittorico, agli artisti itineranti nel periodo compreso tra Ottocento e Novecento.

TAPPA N° 9

Via San Giorgio, antico toponimo “Laz òcia”

Quest’ampia zona, oggi residenziale, un tempo era utilizzata per le coltivazioni di patate e segale, anche grazie alla sua favorevole esposizione ed alla vicinanza col centro abitato.

Il termine “òcia” sembra derivato dal gallico o dal celtico, con il significato di “terreni dissodati per primi quando ci si insediava in un nuovo posto”, oppure di “terreni fertili”.

TAPPA N° 10

Cappella di San Rocco

Nel 1630 una terribile epidemia di peste decimò la popolazione, 791 decessi e 301 sopravvissuti (si tratta della stessa epidemia diffusa in tutto il Nord). Per scongiurare l’ulteriore diffusione della malattia, gli abitanti di Bardonecchia ricorsero a San Rocco. Vissuto nel XIV secolo ed originario della Francia Meridionale, egli era giunto pellegrino in Italia, dove si era prodigato per curare gli appestati fino a subirne il contagio; secondo la leggenda egli si salvò grazie alle cure del suo cane, che quotidianamente gli leccava le ferite e prelevava ogni giorno un pane dalla mensa del suo ricco padrone per nutrirlo. A questo santo gli abitanti di Bardonecchia fecero un voto solenne: venne costruita in suo onore la cappella in località “Le Manne” e viene tuttora celebrata una funzione religiosa solenne, ogni anno, il giovedì a metà della Quaresima, alla quale partecipa tutta la popolazione. È da notare che tale voto sia stato voluto e formalizzato dall’Amministrazione Comunale, come si rileva nel testo originario letto ogni anno nella ricorrenza.

TAPPA N° 11

Casa Barneaud (ex Cappella di Sant’Ippolito)

Ora trasformata in casa di abitazione, questo edificio, posto presso la canonica, fu utilizzato quale chiesa parrocchiale per 23 anni, da quando cioè, nel 1806, fu distrutta la chiesa principale. Si trattava, allora, della sede della confraternita di Sant’Ippolito, antica istituzione con scopi religiosi e sociali. Il passato di quest’edificio è confermato dalla presenza di una croce, ben visibile sul culmine del tetto.

TAPPA N° 12

Chiesa Parrocchiale di Sant’Ippolito

L’edificio fu in gran parte ricostruito, in seguito al crollo, nel XIX secolo: si riprese ad officiare in esso il 18 gennaio 1829, anche se in condizioni di grande disagio; la chiesa fu poi consacrata  il 14 luglio 1833 e dedicata ai Santi Ippolito e Giorgio. I suoi tesori d’arte meritano una visita dettagliata: gli stalli del coro (provenienti dall’Abbazia di Novalesa), l’ancona di Sant’Ippolito, il fonte battesimale, l’organo del 1863…

Sono presenti  due  campanili: quello più recente a destra, a bulbo, di stile ottocentesco; quello a sinistra, in stile romanico, è l’unico resto dell’antica chiesa di Santa Maria “ad lacum”, che fu risparmiato nella demolizione per limitare le spese. Costruito prevalentemente in pietra, esso presenta quattro piani di aperture a bifora; si possono osservare gli archetti pensili, le “chiavi” o “tiranti” utilizzati per rinforzare la struttura,  e due pilastri  angolari. Il tetto è costruito da una copertura di “lose”, con una croce sorretta  da una sfera di metallo. La costruzione della “nuova”  chiesa assorbì quindi l’antico campanile; la campana, che da secoli vi era custodita, fu trasferita in quello di destra.

A lato del campanile romanico si trova un edificio ricco di valore al suo interno: la “sala degli stemmi”, un salone affrescato con gli stemmi delle famiglie gentilizie di Bardonecchia.

Sulla piazza della chiesa, infine, troviamo la più antica fontana del borgo, con incisa la data 1651,  più volte spostata nelle zone di Bardonecchia. Le fontane, come il forno e la chiesa, erano un tempo luoghi di aggregazione.

TAPPA N° 13

Casa Brunet e casa Agnès

Volgendo le spalle alla facciata della Chiesa di Sant’Ippolito, troviamo alla nostra sinistra casa Brunet: particolarmente interessante è l’imponente arcata in pietra del ‘700, essa è sormontata da una pigna, che simboleggia la fertilità e che si può ritrovare su varie fontane della valle. Subito dopo troviamo il Museo Civico, voluto da monsignor Bellando nel 1953; vi si possono ammirare numerosi oggetti che riportano alla vita quotidiana del passato locale, quale vestiti, mobili, attrezza da lavoro, materiali  di uso domestico. Adiacente all’edificio del museo ecco casa Agnès: appartenuta ad un’antica famiglia nobile, che annoverò tra i suoi componenti personaggi che rivestirono cariche pubbliche: Georges, ammiraglio e Ministro di Stato, Mathieu, generale e ministro della Guerra. Lo stemma è costruito da un agnello pasquale d’argento in campo rosso.

TAPPA N° 14

Casa Pellerin

Dalla piazza della chiesa, scendendo lungo il Vicolo delle Torri, si imbocca via Fiume e si svolta a sinistra: qui si trova casa Pellerin, dove si osserva inizialmente il portone; sulla sua arcata in carniola è incisa la data 1555, in cifre gotiche. Essa è sormontata da una balconata in ferro battuto di buona fattura. Ben visibile è l’antica meridiana, che riporta la frase “Ombra son del sole figlia”.

A conclusione di quest’itinerario, che ci riporta in piazza Suspize, bisogna ricordare anche un altro personaggio famoso che fece tappa a Bardonecchia: Leonardo da Vinci, diretto in Francia, che ammirò le nostre montagne e valicò il colle del Fréjus; ce lo ricorda  l’autore russo Demetrio Mereskouski nella sua opera “La rinascita degli dei”.

Il sentiero del Borgo è stato realizzato dalla classe III B della Scuola Media di Bardonecchia (sezione dell’Istituto di Istruzione Superiore “Luigi Des Ambrois” di Oulx) in collaborazione con l’”Associazione Gruppo Guide Natura” nelle persone delle Signore Eliana Blanc e Agnese Dijaux e con il coordinamento della prof.ssa Daniela Rossi. È stata utilizzata anche la collaborazione del Comune di Bardonecchia e di Montagnedoc – Montagne Olimpiche 2006. Si ringraziano tutte le persone e le istituzioni che hanno collaborato alla realizzazione.

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