Fortificazioni

Le Fortificazioni

Per circa tre secoli, dopo la distruzione dei castelli di Bramafam e della Tour d’Amoun, nella conca di Bardonecchia non fu più costruita alcuna fortificazione.

Con il trattato di Utrecht, furono annesse a quello che stava per diventare il Regno di Sardegna, le alte valli della Dora e del Chisone, con la fondamentale definizione del crinale alpino quale linea di confine.

Con la realizzazione delle strade napoleoniche del Moncenisio e del Monginevro, con la comparsa, a metà Ottocento, delle prime ferrovie e quasi contemporaneamente all’idea di un tunnel ferroviario che attraversasse le Alpi, in una situazione politica che vide la cessione della Savoia alla Francia; anche il forte di Exilles si ampliò in uno sbarramento ma l’evoluzione tecnologica di quegli anni vanificò, in breve, l’intervento. L’apertura del traforo del Frejus, una delle più importanti conquiste tecnologiche, sotto il punto di vista strategico si dimostrò un pericolo. L’elemento vincente del progetto del traforo del Frejus fu l’adozione dei perforatori meccanici ad aria compressa, che furono risolutivi nello scavo dell’opera. Un’opera che fu considerata di pari importanza al canale di Suez.

Sull’altura che dominava la conca di Bardonecchia, dove ancora si ergevano i ruderi del castello del Bramafam, fu realizzata una fortificazione moderna, nata dall’unione della pietra e del calcestruzzo. Da qui l’imboccatura del traforo e tutti i tracciati che scendevano dai colli sulla conca di Bardonecchia erano sotto dominio diretto.

Bramafam

Il forte Bramafam è la più importante fortificazione delle Alpi Cozie di fine Ottocento. Può datarsi agli anni 1887-88.

Nell’individuazione del sito per la costruzione del forte si soleva indicare, e così indicarono alcuni tenenti dell’esercito che sulla carta da loro redatta indicarono  sulla sommità del rilievo un “Ruine del Castello Bramafam”, toponimo che continuerà ad essere utilizzato nel corso dell’Ottocento nelle diverse relazioni di carattere strategico- militare, o anche come “altura dell’antica Torre di Bramafam”.

Il Castello di Bramafam apparteneva, come la Tour d’Amoun, ai Signori de Bardonnèche e  venne ceduto  intorno alla prima metà del Trecento, al “delfino”Giugo VII, il quale ne ordinava la ristrutturazione.

Ancora oggi la zona sottostante il forte conserva il toponimo “Chateau” o “Chatiaw”(Castello”).

Il progetto prevedeva un impianto che avrebbe occupato la sommità dell’altura, sostituendosi in alcune parti ai ruderi medievali del castello di Bramafam, la sua struttura doveva essere ben visibile e linguisticamente marcata dal toponimo dell’altura che a fine ottocento era ancora Torre Bramafam.

Nel 1890 una serie di varianti in corso d’opera, pur non stravolgendo l’originale impianto, apportò modifiche sostanziali al suo sviluppo. In una prima fase il complesso del forte era stato progettato come unico blocco, nel corso della realizzazione, seguendo la morfologia del rilievo, fu deciso di suddividere la fortificazione in tre parti distinte: la Piazza d’Armi, il corpo centrale e il bassoforte realizzato sull’estremo occidentale.

Dalla metà degli anni novanta di quel secolo, il forte era effettivamente in funzione, con l’armamento schierato.

Nel corso della prima guerra mondiale, il forte, come tutte le fortificazioni delle Alpi occidentali, fu disarmato e le artiglierie inviate sul fronte austriaco; nel frattempo il Bramafam fu utilizzato come campo di prigionia per soldati austro ungarici.

Dal 1995 la fortificazione sta rinascendo: un itinerario di visita all’interno dell’opera, la ricostruzione di 20 diversi ambienti del forte, il settore museale con armi, cannoni e memorie provenienti da fortificazioni dell’arco alpino, oltre ad una ricca collezione di uniformi del Regio Esercito, rendono questa fortezza storica un importante tassello del patrimonio bardonecchiese.

La Batteria Jafferau

Sulla sommità della cresta dello Jafferau, a quota 2788 m ., fu realizzata tra il 1897 e il 1900 quella che sarebbe stata la più alta fortificazione di Bardonecchia: la Batteria dello Jafferau.

Dalla sua posizione avrebbe potuto comandare le testate delle valli ed i rilievi che contornavano la conca di Bardonecchia, ma il suo preciso ruolo era  quello di opera difensiva progettata per spingere le proprie difese ben al di là della linea di frontiera, perciò con caratteristiche precisamente offensive. Una nuova filosofia di opere, esemplificate dalle batterie dello Jafferau e dello Chaberton. Esse sorgevano in posizioni dominanti le più possibili prossime al confine, avevano autonomia per resistere e continuare ad agire anche se oltrepassate, ed esplicavano la loro azione direttamente sul territorio nemico.

La batteria occupava la sommità della cresta per uno sviluppo di circa 300 metri ed una profondità di circa 30, delimitata su tre lati da un fossato e sul quarto da un muro a strapiombo. L’ingresso principale si presentava con un portale coronato sulla sommità da una merlatura quadrata, al di sotto la data del 1900, data di ultimazione lavori, e la titolazione Batteria dello Jafferau. Sopra l’architrave del portale era applicato uno stemma sabaudo.

Al centro della batteria si ergeva un massiccio roccioso, unica parte rimasta dell’originale Cima dello Jafferau, che suddivideva la linea di fuoco in due parti distinte, batteria di destra e batteria di sinistra, ognuna formata da due sezioni di artiglieria.

Restano, di questa batteria, le mura esterne del baraccamento che si elevano ancora oggi nella loro altezza originaria, lo sviluppo della strada interna della batteria e l’interno di alcuni locali.

La Batteria del Foëns

Lungo il versante meridionale dello Jafferau, su un ripiano a quota 2.205, fu costruita tra il 1897 e il 1899, la Batteria del Foëns, prendendo il nome dalle grange omonime ubicate poco più in basso dell’opera.

L’orografia del sito ben si prestava alla realizzazione di un appostamento d’artiglieria, in grado di battere le antistanti pendici occidentali dello Jafferau, della conca di Bardonecchia, il Colomion, le alture di Beaulard e Chateau Beaulard.

La batteria era protetta anteriormente da un terrapieno e completamente circondata da un muro di cinta per la difesa dell’opera.

Antistante l’ingresso del forte, in corrispondenza di un tornante della strada, si apriva un ampio piazzale dove s’incrociavano la mulattiera militare in risalita verso lo Jafferau ed in discesa verso Bardonecchia.

Le cinque postazioni di batteria in barbetta sono ancora visibili e in buono stato così come la riservetta (locale destinato alla conservazione delle munizioni). La casamatta è parzialmente distrutta come il muro di cinta con le feritoie.

Per maggiori informazioni, consultare il sito: www.bardonecchiafortificata.it

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